GIU’ LE MANI DAI MIEI TESTI!

Chi fa il mio mestiere saprà quanti testi, tutti i giorni, ci si trova a dover scrivere.

Post per Facebook, tweet da 140 caratteri, comunicati stampa, emails, inviti, testi per i siti web, le newsletter o i blog aziendali, contenuti per le brochure… e chi più ne ha più ne metta.
Tutto ciò implica esperienza e professionalità, sudore e tanta tanta pazienza.

Bene…
La questione che intendo affrontare oggi è
IL CLIENTE CHE INTERVIENE NEI TESTI…
Il più delle volte a sproposito.

Premetto che invio sempre i miei testi ai clienti “per approvazione”.
Perchè può capitare di non aver compreso o stravolto il senso di un briefing.

Ma…
Mi è capitato di incrociare clienti (ma anche colleghi) che usavano la penna rossa (che perfino la mia maestra delle elementari usava quella verde).
Mi sono capitati clienti che sono intervenuti nella mia sintassi stravolgendone il senso e spesso… sgrammaticandomela.
Sono perfino inciampata in clienti che, pur di mettere la loro pezzetta, hanno corretto l’italiano (che francamente credo di conoscere…).

Udite, udite… c’è chi ha modificato “allungato” con “slanciato”.
E stavamo parlando del cofano di una macchina non della coscia di una donna, sia ben inteso!

Ecco… allora la mia domanda è semplice… Come ci dobbiamo comportare?
Accettare in silenzio?
Piantargli la matita nel cuore?

… No perchè a me è capitato di sentire nelle viscere l’impulso di dirgli “senti bello visto che scrivi così bene in italiano fatteli da solo i tuoi testi! Che a intervenire sul lavoro degli altri sono bravi tutti… Che di maestri e professorini tuttologi ne ho avuti a sufficienza nella mia vita!”

Perchè i miei scritti non sono esercizi di stile funzionali ad appagare il mio ego. Ma utili a trasferire un messaggio chiaro al mio destinatario. Perchè credo si tratti di rispetto del mio lavoro e della mia fatica. Della mia professionalità. Del mio impegno.
Vado a bermi un caffè… che è meglio!

Fulvia_025__blogready

Photo credits Giulia Zingone

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2 thoughts on “GIU’ LE MANI DAI MIEI TESTI!

  1. Secondo me dovresti lavorare più sulla percezione che hai tu della cosa che sulla cosa in sé. Certi atteggiamenti non cambieranno mai, anzi, le nuove generazioni saranno sempre meno inclini a riconoscere autorità, autorevolezza, esperienza — in un genitore, un docente, un consulente, un esperto. Dunque se non puoi cambiare il loro modo di essere puoi però modificare la percezione che ne hai e l’effetto che ha su di te. Intendo dire che per quanto possa sembrarlo spesso una manifestazione come quella che descrivi ha poco o nulla a che fare con la tua professionalità e/o personalità. E come tale dovresti pesarla. Non un grammo di più.

    Liked by 1 persona

    1. Sono d’accordo sulla questione della percezione, bisogna sempre cercare di trovare nuove prospettive e la tua ha sicuramente un risvolto positivo.

      In una relazione cliente-consulente però ci si dovrebbe rapportare alla pari. Solo così si ottengono grandi risultati, soltanto collaborando e rispettando esperienze e competenze diverese e dunque complementari si tagliano i traguardi. Spesso purtoppo mi sono trovata e sentita posseduta dal cliente. Mi spiego: spesso il cliente crede di poter fare ciò che vuole di te e del tempo che gli dedichi dunque dei testi che produci.
      Non credo sia un atteggiamento corretto.

      Non so se mi sono spiegata….

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